Mission e obiettivo sociale di Big Bang Exp

L’assunto di base sul quale si erge la nostra mission, è che dietro alla gran parte dei problemi che affliggono la nostra società, quali aggressioni, abusi di varia natura, crimini finanziari, omicidi, suicidi, vi sia un’unica “invisibile” causa comune: l’infelicità.
Più precisamente, riteniamo che la maggioranza dei problemi di cui sopra, costituiscano una spiacevole deriva di una medesima situazione di partenza:
la solitudine di una persona nell’affrontare una particolare infelicità.

Fino ad oggi, la nostra società ha affrontato ciascuno dei problemi sopra elencati reagendo allo stesso livello di quello al quale essi si manifestano, ossia modificando continuamente le specifiche sanzioni/restrizioni immediatamente collegate ad essi.
Riteniamo che tale approccio non sia ne efficace nel prevenirli/risolverli, ne efficiente nell’attenuarli.

Per ridurre in modo consistente il costo sociale che da essi deriva, è necessario agire ad un livello più alto, andando a colpire direttamente quell’unica causa comune che li genera “a monte” e fornendo alle persone degli strumenti semplici e immediati per intervenire concretamente e tempestivamente su di essa.

Riteniamo che oggi vi sia un forte disallineamento tra:
(a) l’elevata e crescente diffusione dell’infelicità nella nostra società, nonchè l’alta probabilità ad essa associata di generare danni socialmente costosi, e
(b) il ridotto livello di azione che la società intraprende nei suoi confronti.

Infatti, a livello istituzionale, l’infelicità viene trattata solamente in campo sanitario ed esclusivamente nella sua forma più estrema clinicamente riconosciuta, denominata “depressione”, mentre ogni sua forma differente risulta totalmente ignorata: non esiste alcuna iniziativa di sensibilizzazione su di essa ne alcun incentivo o strumento a disposizione delle persone per affrontarla.

In Italia, e in molte altre nazioni del mondo, l’aumento (i) nel consumo annuo di antidepressivi(1), (ii) nel numero annuo di suicidi(2), e (iii) nella solitudine riportata dalle persone(3), denuncia la necessità di agire in maniera differente e più incisiva rispetto a quanto fatto fino ad oggi.

Della situazione attuale, sono responsabili principalmente i media, che negli ultimi 30 anni hanno contribuito a diffondere nella società, in maniera sempre più martellante, un ideale di “successo e felicità” stereotipato, che oggi ha assunto un peso così rilevante nei rapporti sociali da generare in tante persone un nocivo senso di inadeguatezza e infelicità.

A peggiorare la situazione contribuisce fortemente la recente diffusione su larga scala di piattaforme/app sociali virtuali, che ufficialmente dichiarano di voler “connettere le persone”, ma di fatto portano gli utenti a sacrificare sempre più tempo della loro vita reale nel partecipare a un’ infinita gara virtuale di “approvazione sociale”, che spinge le persone a compararsi l’un l’altro sulla base di indicatori “estetici”, promuovendo una corsa alla manipolazione della propria immagine virtuale nel tentativo di farla aderire sempre più a quell’ideale stereotipato di successo e felicità, con l’illusione di conseguire così un maggiore grado di accettazione e considerazione sociale, ed essere dunque meno soli.

Ma un numero sempre maggiore di studi scientifici dimostra come tutto questo stia portando le persone  all’esatto opposto(4), ossia ad essere sempre più sole e “disconnesse” le une dalle altre, a provare inadeguatezza e vergogna verso se stessi e a peggiorare nettamente il proprio benessere psicologico nel medio e lungo termine.

In forza di tali tendenze, non c’è da meravigliarsi se oggi nella nostra società, manifestare o ancor di più chiedere aiuto per una propria infelicità, sia divenuto un vero e proprio “taboo”, cui risulta collegato un alto livello di “omertà sociale”: facciamo molta fatica ad ammettere anche solo a noi stessi di provare una data infelicità, e siamo ancora più restii a parlarne con qualcun altro.

Per questo, nel mondo di oggi, abbiamo pressochè universalmente accettato la convenzione sociale di mentire alla domanda “Come stai?”: vige un generale e tacito consenso nel trattare l’infelicità come una “vergogna” da tenere celata e nascosta dentro di noi, per evitare il “rischio” che qualcuno possa giudicarci più lontani da quel fittizio ideale di successo e felicità e far calare di conseguenza il nostro livello di considerazione sociale.

Per la stessa ragione, tendiamo ad ignorare l’infelicità quando la percepiamo nel prossimo: il livello di distorsione raggiunto nei rapporti umani oggi è tale che viene considerato generalmente accettabile far finta di niente quando si percepisce l’infelicità di qualcuno, omettendo ogni forma di soccorso, pur di non dargli la “delusione sociale” di metterlo al corrente che qualcuno ha notato in lui un minor grado di “successo e felicità”.

Ma se continuiamo a far finta che questa dilagante “forza invisibile” non esista, se continuiamo ad alimentare i meccanismi che incentivano le persone a non parlare delle proprie infelicità e continuiamo a non offrire loro alcuno strumento per affrontarle, non faremo altro che perpetrare questo sistema di omertà, causando un inevitabile e costante aumento del manifestarsi dei problemi discussi all’inizio e dei costi sociali da essi generati.

La mission di Big Bang Exp è quella di invertire questa tendenza, servendosi della tecnologia non per incentivare ulteriormente le esperienze virtuali, ma bensì per “aumentare” le esperienze umane, con l’obiettivo di creare un mondo dove nessuno rimanga più da solo nell’affrontare una propria infelicità, e dove chiunque possa sempre avere a portata di mano un modo facile e immediato per incontrare e conoscere, ovunque si trovi, quelle particolari persone la cui frequentazione possa migliorargli realmente e massimamente la vita (laddove  non addirittura salvargliela).

Il cambiamento che Big Bang Exp vuole imprimere nella società, è quindi diretto lungo le tre seguenti direttrici:
1)    Mettere la felicità reale delle persone al primo posto, in contrapposizione al celare, e al non affrontare, le proprie infelicità.
2)    Valorizzare l’unicità di ogni essere umano, in contrapposizione alla promozione di modelli di vita stereotipati e standardizzati.
3)    Asservire la tecnologia al benessere dell’umanità, in contrapposizione al sacrificare il benessere psicologico delle persone in nome del mero progresso tecnologico.

Fonti informative
(1) https://www.federfarma.it/Edicola/FiloDiretto/Filodiretto/aprile2017/07-04-2017-00-26-24.aspx
(2) https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/11/rapporto-osservasalute-2016-in-italia-aumentano-i-suicidi -e-il-consumo-di-antidepressivi/3515642/
(3) http://nova.ilsole24ore.com/infodata/solitudine-italia-in-testa-alla-classifica-ecco-perche-ci-sentiamo- soli/
(4) Si veda ad esempio: https://www.liebertpub.com/doi/abs/10.1089/cyber.2016.0259?journalCode=cyber